Decreto Fiscale. Ecco come sarà: condoni e molto altro.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto legge fiscale dopo la bollinatura della ragioneria di Stato. Il Dl Fisco quindi può essere pubblicato in Gazzetta ufficiale ed entrare in vigore. Ecco cosa ci aspetta.

Condono fino a 100 mila euro.

La dichiarazione integrativa speciale è un condono che riguarda gli importi celati al fisco negli ultimi cinque anni e che consente di adeguare quanto non denunciato al fisco: la sanatoria è possibile solo per chi ha già presentato una dichiarazione, e potrà aumentare il valore del reddito al massimo del 30%, con un tetto complessivo di 100 mila euro l’anno. Doppia soglia che però non vale per chi ha dichiarato meno di 100mila euro che potrà comunque sanare fino a 30mila euro di imponibile non dichiarato. Su questi redditi emersi si paga una tassa del 20%.

Il decreto fiscale consente ai contribuenti che vogliono mettersi in regola con il fisco di dichiarare i redditi non denunciati in passato presentando entro il 31 luglio 2019 all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione integrativa speciale, Dis. La dichiarazione integrativa con imposta sostitutiva al 20% è stata introdotta dal Governo Conte per far emergere il ‘nero’. Depennato lo scudo per i patrimoni all’estero e il condono penale per riciclaggio e autoriciclaggio. L’obiettivo è correggere “errori ed omissioni compiuti” integrare basi imponibili che andavano dichiarate entro il 31 ottobre 2017 ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, ritenute e contribuiti previdenziali, Irap e Iva. L’integrazione degli imponibili è ammessa fin ad un tetto di 100mila euro di imponibile annuo e comunque non oltre il 30% di quanto già dichiarato. Il maggiore imponibile emerso è tassato senza sanzioni, interessi e oneri accessori, applicando un’aliquota pari al 20% sul maggiore imponibile Irpef o Ires dichiarati.

Sconti per chi è in difficoltà

Chi ha dichiarato tutto ma, per problemi economici, non è stato in grado di pagare le tasse dovute potrà ottenere uno sconto ma occorrerà un emendamento in fase di conversione del decreto in Parlamento. Infatti i contribuenti non hanno regolarizzato la propria posizione col fisco omettendo il solo versamento ora c’è la possibilità di ottenere il “saldo e stralcio” delle relative cartelle.  Oltre allo sconto promesso agli “evasori di necessità”, sarà possibile chiudere le pendenze col fisco pagando il 6% degli importi nel caso in cui il debitore abbia un reddito Isee inferiore ai 15mila euro, del 15% con un reddito compreso tra 15 e 22 mila euro e del 25% se i guadagni dichiarati sono compresi tra 22 e 30mila euro. Previste rate fino a dieci anni.

La possibilità di regolarizzare il passato con uno sconto sulle tasse dovute nella prima versione del decreto fiscale era concessa solo ai contribuenti che presentavano una dichiarazione integrativa dei redditi.

Carcere per chi non paga le tasse

Sempre in fase di conversione dovrebbe arrivare un inasprimento delle pene per chi evade. Attualmente l’ordinamento italiano prevede la misura della recluzione solo per gli evasori che hanno un debito accertato col fisco di almeno 30 mila euro.

Saltano le norme contestate dal vicepremier Di Maio

Sparite le norme che permettevano di usare la dichiarazione per far emergere attività estere e la non punibilità penale della dichiarazione fiscale fraudolenta, della dichiarazione infedele e degli eventuali reati di riciclaggio e autoriciclaggio.

I contribuenti onesti che si avvalgono delle varie forme di definizione agevolata e di sanatoria previste dal provvedimento non vedranno un allungamento di tre anni dei termini entro i quali l’Agenzia delle Entrate può disporre gli accertamenti come era previsto in una prima bozza.

Ecco tutte le sanatorie approvate col decreto fiscale

Il saldo e stralcio sulle cartelle esattoriali non pagate consentirà di abbattere, e di molto, quanto dovuto al fisco per cartelle non pagate. Tre le aliquote, al 6%, 10% e 25%, che si declinano in modo diverso per le persone e per le società. Per le persone fisiche si applicano a chi ha un Isee sotto i 15.000 euro, tra 15.000 e 22.000 euro, tra 22.000 e 30.000 euro. Per le società se hanno debiti superiori al 20% del valore della produzione e un indice di liquidità inferiore a 0,3%, tra 0,3 e 0,6%, tra 0,6 e 0,8%.

  • Per chi ha già in corso la rottamazione si potrà aderire al condono solo per gli importi che non ancora versati.
  • Per chi ha cartelle da pagare, ma non rientra nei criteri per il ‘saldo e lo stralcio’ arriva una versione ‘ter’ della rottamazione. La cartella si potrà pagare senza sanzioni e interessi con 10 rate spalmate in cinque anni.
  • Per chi vuole smaltire il contenzioso nelle commissioni tributarie, la regolarizzazione delle liti al contribuente di ridurre quanto dovuto. In particolare è previsto che il contribuente possa pagare solo il 20% del dovuto, chiudendo subito la causa con il fisco, se ha vinto in secondo grado o dimezzare il dovuto in caso di vittoria in primo grado.
  • Per chi, dopo un controllo, ha ricevuto un verbale di constatazione potrà ripresentare la dichiarazione senza sanzioni e interessi. Queste due voci non si pagano anche per gli avvisi di accertamento, di rettifica, di liquidazione o per gli atti di recupero notificati entro l’entrata in vigore del decreto legge, ma a patto che non siano stati contestati. Per aderire a quest’ultima sanatoria bisognerà essere veloci e fare domanda entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto.

Annullate le cartelle esattoriali inferiori ai mille euro

Annullamento sarà automatico per le mini-cartelle, quelle di importo inferiore ai 1.000 euro, emesse tra il 2000 e il 2010 ( 53% dei contribuenti con vecchie cartelle non pagate).

Più risorse per le missioni di pace

Nel decreto fiscale 2019 rientrano anche nuovi stanziamenti per le missioni internazionali di pace. Si tratta di 130 milioni di euro per il 2018. L’articolo 24 prevede, infatti, che “al fine di garantire la prosecuzione delle missioni internazionali di pace per il 2018, il fondo di cui all’articolo 4, comma 1, della legge 21 luglio 2016, n. 145 è incrementato di euro 130 milioni per lo stesso anno”.

Per Fs 640 milioni per investimenti

In arrivo 640 milioni di euro nel 2018 per finanziare il contratto di programma delle Ferrovie dello Stato. Nel dettaglio, l’articolo 21, comma 1, “autorizza la spesa di 40 milioni di euro per il 2018 per il finanziamento del contratto di programma – parte servizi 2016-2021 tra il ministero delle Infrastrutture e la società Rete ferroviaria italiana Spa”. La stessa norma, al comma due, prevede altri 600 milioni di euro, sempre per lo stesso anno, per finanziare il ”contratto di programma-parte investimenti 2017-2021″ tra il dicastero dei Trasporti e la RFI.

Maxi tagli ai ministeri

I tagli ai ministeri nel 2018 previsti dal cosiddetto decreto fiscale ammontano a circa 600 milioni di euro. Di questi tagli, quasi 470 milioni di euro (469.700) colpiscono le “dotazioni finanziarie” del ministero dell’Economia e delle Finanze, mentre sono più ridotti i ‘sacrifici’ chiesti agli altri dicasteri.

Il ministero dell’Istruzione subirà per l’anno in corso una sforbiciata di 29 milioni, seguito a ruota dal dicastero del Lavoro guidato da Luigi Di Maio con 24 milioni e dal Viminale con poco più di 17 milioni di euro.