Italia: ultimi in spese per la formazione.

L’Italia si conferma tra i fanalini di coda su scala Europea per investimenti in formazione: 3,9% contro la media Europea del 4,7. Peggio di noi solo Romania e Irlanda. Il risultato è che il Paese continua a fare i conti con flussi migratori (in uscita) di risorse iper-qualificate. Esportiamo laureati di altissimo profilo e fatichiamo ad attirarne di altrettanto validi: da un punto di visto sistemico è un grandissimo errore. Un Paese che “regala” ad altri paesi le proprie migliori risorse, aumenta le differenze sociali e non può fare altro che rallentare il proprio ritmo di crescita. Vista l’esiguità di investimenti per l’istruzione c’è bisogno  quella svolta indispensabile per il rilancio del Paese e per il futuro delle nuove generazioni. Bisogna innanzitutto che i nostri governanti e parlamentari si ricredano su un falso luogo comune: quello che in Italia la scuola, l’università e la ricerca comportano spese e sprechi che all’occorrenza vanno tagliate. Premesso che in realtà si tratta di investimenti, è tutto dire che lo stesso ex Commissario per la spending review italiana, Carlo Cottarelli, solo pochi mesi fa ha ricordato che disse di non avere “mai proposto tagli alla Scuola, perché per la pubblica istruzione e la cultura non spendiamo affatto troppo rispetto al prodotto interno lordo”. Perché nell’ultimo decennio, mentre non sono stati toccati i costi della politica, delle società partecipate e delle consulenze, abbiamo assistito a ridimensionamenti importanti in settori chiave del nostro welfare. Ad iniziare dalla scuola, il più colpito con il 75% dei tagli di tutta la pubblica amministrazione: basti pensare alla riduzione di un sesto del personale e dell’orario degli studenti, di un terzo dei dirigenti e delle scuole autonome, l’utilizzo perpetuo del precariato per il 15% dei posti in organico al fine di evitare il pagamento degli scatti di anzianità ora precluso anche ai neo-assunti. Per il sistema di istruzione e di ricercaoccorre attuare un investimento capiente, che accosti il nostro Paese agli impegni degli altri a noi vicini. Altro che tagli.

L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo.
– Nelson Mandela –